La vera sorpresa nella decisione del 37enne Russell Westbrook di lasciare l'NBA non è che nessuno lo volesse. Secondo alcune fonti, sia i Wizards che i Kings gli avrebbero offerto un contratto, con i Wizards addirittura un accordo biennale, ma Westbrook alla fine li ha rifiutati entrambi.
Il motivo di Westbrook è semplice: le squadre non hanno più bisogno del Westbrook capace di segnare 20 o 30 punti a partita, ma piuttosto di un veterano che faccia da mentore ai giocatori più giovani e stabilizzi lo spogliatoio. Per una stella che ha vinto il premio di MVP, il titolo di miglior marcatore e quello di miglior assistman, un cambiamento del genere è ovviamente difficile da accettare. La scorsa stagione, con la Maglie Sacramento Kings, ha comunque contribuito con 15,2 punti, 5,4 rimbalzi, 6,7 assist e 1,3 palle rubate, tornando persino nel quintetto titolare. Sebbene le sue prestazioni non siano al massimo, è evidente che ha ancora le capacità per indossare una Maglie NBA personalizzata.
Alcuni credono che Westbrook potrebbe giocare ancora per qualche anno, ma per lui prolungare la carriera non significa accettare tutto. Piuttosto che starsene in panchina in attesa di un'opportunità, ha scelto di ritirarsi finché poteva ancora mantenere la sua dignità. Forse è questo che rende Westbrook così speciale: accetta i cambiamenti che arrivano con l'età, ma si rifiuta di accettare di perdere il suo valore. Forse il ritiro di Westbrook non è la conclusione perfetta, ma almeno è la conclusione che ha scelto. Per un giocatore che è sempre rimasto fedele a se stesso, questa dignità è più preziosa che giocare ancora una o due stagioni.